Anna

Anna timida talvolta piano
cresce limpida e ambiziosa
ormai cammina sola mano
nella mano silenziosa

il mondo è ancora arcano
ma lei Anna studiosa
ripete qualche testo strano
Anna rilegge, Anna riposa

adesso io la vedo al mare
di Marina
buttarsi in acqua e poi nuotare

Anna carina
al sole la sua pelle riscaldare
Anna regina

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Frida

Quel corpo che ondeggia in leggerezza
non è vana chimera
è grazia, è polpa, è giovinezza
di un’elegante fiera

è dono, voluttà ed ebbrezza
è curva, simmetria di sfera
miracolo, certezza
tensione, canottiera

è fantasia, profumo, reggiseno
brivido, capezzolo, pulsione
tatuaggio ed ombelico

pensiero irresistibile ed ameno
irrora sague con passione
oltre non vado, oltre non dico.

Iris

– Di nuovo all’ospedale?
– ho avuto un incidente
– e ti sei fatto male?
– invero poco o niente

premevo sul pedale
di fronte tanta gente
bevuta e assai gioviale
e freno inutilmente

poi cado sopra il ciglio
della strada
un poco tramortito

tre punti mi han cucito
qui presso il sopracciglio
– e adesso se ne vada!

Rosa Maria

Al fondo della via
con una chioma nera
nella gelateria
lei serve qui ogni sera

si chiama Fantasia
e lei la cameriera
schlank Rosa Maria
gestisce la straniera

e varia compagnia
che viene passeggera
e poi rifugge via

e pure lei stasera
tingeva d’allegria
magnifica e leggera

Carola

Non è nella parola
che tende all’armatura
ma dentro l’avventura
fantastica Carola

la vita è la tua scuola
immersa la natura
misuri quanto dura
la tempra che consola

l’ho vista e già partiva
fremeva il corpo inerme
novella iniziativa

perché tenere ferme
le membra, e susseguiva
un moto di conferme

Al caffè Firenze

Al caffè Firenze nella piccola stazione di M. c’è una coppia toscana non più giovane che si trascina per i ventisette tavoli all’aperto. L’insegna parla chiaro e promette il gelato migliore della cittadina di M.
La gente siede volentieri in questa giornata di sole caldo, ma i castani d’india provvedono e garantiscono l’ombra. Qualcuno, però, preferisce i tavolini esterni verso il giardino dei più piccoli: sì perché l’intero giardino è circondato da un edificio di proprietà di uno stuodio medico associato e non c’é passo carraio alcuno, né strada percorribile da auto.
Così al sole dei tavolini esterni i più pazienti sopportano il gracchiare dei piccoli e aspettano la coppia fiorentina che non sembra scomporsi, la moglie più di tutto, e gira a raccogliere coppe di gelato vuote, caffè e cucchiini.

Intanto all’interno c’è un continuo andare e uscire di gente, chi con il cono, chi con la coppetta. In particolare dal mio tavolino, su cui ho posato il cellulare (siedo con la schiena ai castani, rivolto all’entrata principale), vedo uscire una ragazza bellissima, giovane forse giovanissima, io credo maggiorenne.
Gurardo dietro di me: anche altri posano gli occhi e gli sguardi come semi si gettano su di lei donna-terra, perché è già in tutto e per tutto una donna.

Passano pochi istanti e già si dirige verso l’auto sicché ne vediamo brandelli di pelle coperti da una maglietta di un verde tenue.

Al caffè Firenze è un continuo abbracciarsi e salutarsi fra conoscenti che si incontrano proprio qui, dove solo io paio straniero, ma non lo sono davvero.
Bevo un caffè e la proprietaria ringrazia un’anziana signora con cui parla in italiano prima di tornare a sedersi nella panchetta fianco l’entrata.
Il marito gira e rigira a pulire i tavoli e la distoglie dal suo riposo mostrandole un tavolo che vuole ordinare.
Ma non c’è fretta al caffè Firenze perché sono passati tanti anni anche qui e gli anni pesano, il corpo cede lentamente, le membra rispondono meno, qualcuno aspetta ma viene salutato con grande calore e io vedo arrivare un treno, la ferrovia poco oltre la strada, ed oltre ancora quasi quasi vedo il mare.

Tramonto

 

Apro le tende
della finestra
del quarto piano
brividi e pace
tenui colori
ecco il tramonto!
Un bell’azzurro
che si confonde
nel rosa chiaro
e si diffonde
sopra le nubi
fino a posare
un rosso caldo
dietro le case
solo passare
vedo una luce
un aeroplano
ed una scia
sopra il tramonto.

Katharina

 

Questa pioggia che sottile
tutto copre e tutto bagna
mi ricorda la campagna
la cascina ed il fienile

il trattore ed il badile
e i latrati di una cagna
sotto il tetto acqua stagna
proprio prima del bovile

mi figuro dietro l’uscio
una donna col tuo nome
alle prese col camino

tu mi pari nel tuo guscio
uno spirito che indome
cura, magico e divino

 

Daniela

Crucca la chiamo con affetto
Daniela viene da Berlino
andammo -che carino!-
a capodanno io mi sono detto

perché non salto sopra un altro tetto
e lascio la mia comoda Torino
io sentirò più ancor vicino
la casa mia e il mio dialetto

A lei io devo la partenza
al fascino di questa gente
che rigorosa questa terra

ha lavorato in emergenza
tutto ripullula dal niente
della lontana guerra

Audrielle

Audrielle è una strega piccolina
a lei male si adatta
stregare, lei è fatta
per far del ben carina

e con una gattina
vecchiotta, un po’ disfatta
che andava assai soccuatta
per topi giù in cantina

Audrielle “abracadabra”
la gatta torna aitante
più giovane di prima

magiche le labbra
e giunge una micina
e giocano all’istante