Anette

Qualcosa par ci lega, strano
perché quando ti vedo Anette
il tuo sorriso mi promette
il garbo di lontano

parente, il tuo castano
capello, le dilette
tue guance e le fossette
gentile la tua mano

quasi mi commuove
la fresca tua eleganza
nel cuore piano piove

malinconia e speranza
le corde vecchie e nuove
di una propizia danza

A luna piena

Dormi nella tua stanza quotidiana
a me lontana
dormi la notte buia eppur serena
a luna piena

a mezzo qui della settimana
par cosa strana
struggere stemperarsi in una pena
tanto terrena

soli l’oscurità par cosa vana
piangere versi come da una fontana
meglio tastare dove come altalena
la notte mena

a luna piena.

Jeva

Sono nella biblioteca centrale
di Monaco, ascolto Paolo Conte
l’incontro è quanto mai casuale
ti siedi qui di fronte

posi la giacca e vedo la dorsale
e sei all’orizzonte
una beltà fatale
le tue fattezze pronte

all’occhio mio curioso
la chioma che castana
ramato finto biondo

discende sulla schiena
e termina sul tondo
sedere delizioso

Benni

Il tuo nome è Bernadette
bionda nemmeno dieci anni
lasci non senza danni
sorella e mamma predilette

la gente guardando te riflette
quanto la vita  inganni
piena invero è d’affanni
ed il diman poco promette

ma una regista arguta
lacrime dispensa
quando del film la pellicola

spiega la vita perduta
eppure intensa
il dramma che non svicola

Julia

Tu sei l’autunno con un sole
gradito quanto rado
raggio di feste langarole,
lontano mio malgrado,

scalda come poesiole
e torno bimbo e vado
castagne, vigne e poi nocciole,
colori mi persuado

nei tuoi capelli e nel tuo volto
e nei tuoi modi son nascosti
il tuo sorriso io ho raccolto

e gli occhi ben disposti
al nuovo sono sciolti
vagheggio chi tu fosti

Gabriele

Leggera impari l’italiano
così per ogni settimana
è autunno e c’è uno strano
pudore, la fontana

le foglie dal castano
colore la profana
luce, traduciamo
nell’ora meridiana

nella tua cortesia
nel dolce tuo parlare
ravvedo la poesia

crepuscolare
e presto andiamo via
a divagare

Alina

Siamo seduti a fianco
entrambi nel bancone
di legno sono stanco
mi godo l’emozione

di averti accanto
senza intenzione
se soltanto
avessi una menzione

fra queste tante icone
fra questi brevi spunti
mi guardi strana

bellissima castana
vedi la questione
è immortalare appunti

Felicia

La porta con quattro piccolini
vetri ci divide e già languiva
il pomeriggio dai confini
vaghi, un certo tedio mi tradiva

eppure con intenti adulterini
gettavo in una tenera e furtiva
occhiata immaginandomi il bikini
e nuda verità quanto attrattiva

tu tenera modella
mi apparisti
immagine mortale

e bella
fatale
gioia d’artisti

Juliette

Sei alla fermata del cinquanta
a notte fonda
una volante fa la ronda
che telefoni e ciò mi incanta

distratta, nata fine anni novanta
coi jeans strappati, bionda
un certo pudor ti monda
con un sorriso che mi schianta

torno dal benzinaio
con il tabacco fresco
e tutto sembra assurdo

tre turchi o sono un paio
parlano, io esco
a obliar il volgo curdo

Julia

Autunno sei dal sole
mite e rado
di feste langarole
che io ricordo mio malgrado

castagne, vigne e poi nocciole
bambino torno e vado
nelle serate festaiole
ti penso e mi persuado

raggi sono i tuoi occhi e il volto
pieno di fascino nascosto
quando lo sguardo sciolto

al nuovo è predisposto
un timido e sepolto
incanto trova posto