Caro Marco, la tua nonna italiana racconta che quando era piccolo tuo papà giocava continuamente con le mani. Con le sue che osservava per lungo tempo, con le mani degli altri.

Esattamente come fai tu da diversi mesi. Ogni volta che ti cambio il pannolino riesci ad afferrarmi il pollice. Prendi poi tutte le dita e le osservi. Le muovi e le porti alla bocca.

Che strano che quanto faceva papà da piccolo lo faccia tu ora, non trovi?

Avrai ereditato qualcosa oppure è solo un caso?

Ebbene devi sapere che questo tema ha occupato la mente di illustri filosofi?
Come conosciamo il mondo che ci circonda?

In filosofia un grosso problema è stato proprio la teoria della conoscenza chiamata gnoseologia.

John Locke un filosofo inglese ha criticato l’innatismo ovvero la teoria che ritiene che prima dell’esperienza le donne e gli uomini possiedano delle idee.

Locke credeva che la nostra mente fosse una “tabula rasa”.
Che cos’è?

Era una tavoletta di cera che poteva essere riutilizzata più volte.

La mente umana sarebbe insomma una lavagna bianca.

Tu, ogni giorno impari qualcosa, conosci nuovi posti insomma fai esperienza.
E la tua mente come una lavagna si riempie sempre di più.

Ti pare curioso?

Ti devo spiegare qualcosa che apprenderai con il tempo.

Le idee innate diceva Locke sono pericolose.
Qualcuno sostiene che ci sono principi che non devono essere messi in discussione.

Papà per esempio ti dice che non devi prendere in mano i coltelli.
Adesso sei piccolino e per renderti simpatico questo divieto ti recito questa filastrocca: “non toccare con i ditini, coltelli forbici e temperini, così come altri oggenti appuntiti e taglienti, così fanno i bambini ubbidienti”.

E perché tutto questo?

Perché ancora non sai che potresti farti male.

La virtù più importante per i bambini è indubbiamente l’ubbidienza.

Ma la filosofia funziona con la ricerca. Occorre mettere in dubbio quello che è stato detto.

Ecco perché a Locke non piaceva l’innatismo.

Se qualcuno ti dirà che l’idea di Dio o della natura umana è innata potrebbe essere pericoloso.
Costui potrebbe volerti limitare nella ricerca della verità, ricerca che per Locke avviene con l’aiuto della ragione e dell’esperienza.

Per questo si dice che Locke era un empirista. La base della conoscenza avviene con l’esperienza.

Il rischio, per questo filosofo inglese, è che i governanti di una comunità per far tacere i propri sudditi facciano uso di principi appunto innati.

Tutto questo appare astratto.

Ma facciamo un esempio.

Gli empiristi dicono che non c’è niente nell’intelletto prima dell’esperienza. I latini usavano già questo concetto che papà con il suo latino elementare ti riporta: “Nihil est in intellectu quod prius non fuerit in sensu”.

Chissà che tu non voglia studiare il latino, una lingua che tempo fa andava di moda. Oggi è di moda l’inglese.

Abbiamo fatto l’esempio della lavagnetta bianca su cui con l’esperienza cominci a scrivere e a disegnare.

Ma, dice qualcuno, scrivere e disegnare in una tabula rasa non è imparare solo unicamente dall’esperienza.

Anche il gessetto che usi, la lavagna condizionano la conoscenza.

“Un po’ come se in un blocco di marmo le venature già predispongono il disegno della futura statua che sarà scolpita.”

Non ti sembra chiaro quel che ho scritto?
Non capisci il perché di tutto ciò?

Tu su di una scala o in una vasca da bagno sei in pericolo e imparerai a sormontare le paure non appena comprenderai precisamente il pericolo. Più o meno così dice un filosofo americano.

E tu devi fare molta esperienza.
Hai tutta la vita davanti. E superari molte paure.

Non tutte? Ti rimarrà la paura di morire?

Ma questo è un altro discorso.

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