Un etnografo di tanti anni fa…

Come? Cos’è un etnografo?
È uno studioso che va a vivere fra le popolazioni di uomini e donne che vuole studiare e che vivono piuttosto isolate dalla cultura globale che conosciamo noi.

Ormai sono sempre meno le popolazioni che non sono a contatto con il globo.

Ma non importa.

Questo entografo è stato diversi mesi in Brasile. Ha mangiato, ha dormito e imparato a vivere come viveva un gruppo di indigeni ovvero di locali.

Ogni volta che la luna era piena lo stregone chiamava a raccolta tutti quanti in una grande tenda illuminata da un un falò proprio nel centro.

Il più autorevole prendeva un bastone lavorato che era considerato sacro.
Tutti erano disposti in circolo e il bastone veniva offerto per primo allo stregone che scuoteva per risvegliarne lo spirito.
Poi passava nelle mani del primo che pretendeva parlare.
Questi raccontava del fiume e dei suoi pericoli.
Lo donava ad un secondo che invece pregava per le anime degli animali uccisi nella foresta.

Il terzo a cui mancavano diversi denti nominava il dolore cui andava incontro con la vecchiaia.

Lo studioso di etnografia annotava su alcuni taccuini queste notti illuminate dalla luna e scaldate dal falò.

Presto si sarebbe anche banchettato e il bastone rimesso a riposo.

Il bastone però finiva immancabilmente in mano al più pensieroso del villaggio che era anche considerato il saggio. Questi lo prendeva con la mano destra, lo piggiava al terreno e stando in piedi in modo eretto taceva.
Non proferiva parola per diversi minuti sino a che lo girava al suo vicino.
Tutti tacevano con lui per gli interi lunghi minuti di silenzio.

Tutto questo si svolse per interi mesi sino a che venne il tempo per lo studioso di ritornare in Inghilterra e riferire delle sue ricerche.
Molte cose gli erano venute in chiaro tra queste il rispetto per la foresta e il grande spirito che in essa si annida.
Pensava alle grandi pioggie e al fiume che si ingrossava.
Alle arti di cui erano capaci gli uomini e le donne con cui aveva vissuto.

La partenza si era fatta ormai prossima e lo studioso raccolse i taccuini e salutò ad uno ad uno gli abitanti del villaggio.

Si preparavano le imbarcazioni che lo avrebbero portato al primo centro abitato e poi oltre sino a Cambua, per poi spostarsi ancora a piedi al primo centro dotato di poche auto. E poi via sino a Buenos Aires.

Ormai imbarcato con i pochi suoi valori venne richiamato dal saggio.
Questi lo guardò a lungo e gli porse il bastone sacro.

Era un regalo. La popolazione tutta aveva pregato lo spirito del bastone di perdonarli e donava allo studioso il bastone della parola.

L’etnografo partì.

Passarono diversi anni prima che riuscisse a trovare una qualche spiegazione.
Negli anni che trascorsero per opera di deforestazione e cambiamenti climatici, della popolazione studiata dall’etnografo inglese non resta nessuno.

Ecco che allora egli ne comprende il significato. Questo è spiegato in un libro dove si parla di simboli. Il bastone è la facoltà di parola.
Chi possiede il bastone può parlare.

E perché mai il saggio non parlava?

Il saggio pregava. Pregava insieme a tutti gli altri.
Il bastone è la facoltà di parola quando qualcuno ci può ascoltare.

E se non diciamo niente abbiamo con lo spirito del bastone, Dio che ci ascolta.

Un singolo saggio aveva spiegato all’etnografo tutto questo.
Dio è all’ascolto presso il silenzio.

“Credere significa perdere la ragione e guadagnare Dio.”

Ti viene in chiaro cosa vuol dire questa frase di Kierkegaard?
Egli voleva rivendicare il valore del singolo contro la ragione che tutto domina?
Voleva onorare la fede del singolo.

Cosa? Se si tratta di una storia vera o inventata?

Kierkegaard ha scritto molto a proposito dell’ironia.
E papà deve ammettere che ha inventato per te questa storia.

Non ti fa ridere?

Ma questa è un’altra storia…

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