Al caffè Firenze nella piccola stazione di M. c’è una coppia toscana non più giovane che si trascina per i ventisette tavoli all’aperto. L’insegna parla chiaro e promette il gelato migliore della cittadina di M.
La gente siede volentieri in questa giornata di sole caldo, ma i castani d’india provvedono e garantiscono l’ombra. Qualcuno, però, preferisce i tavolini esterni verso il giardino dei più piccoli: sì perché l’intero giardino è circondato da un edificio di proprietà di uno stuodio medico associato e non c’é passo carraio alcuno, né strada percorribile da auto.
Così al sole dei tavolini esterni i più pazienti sopportano il gracchiare dei piccoli e aspettano la coppia fiorentina che non sembra scomporsi, la moglie più di tutto, e gira a raccogliere coppe di gelato vuote, caffè e cucchiini.

Intanto all’interno c’è un continuo andare e uscire di gente, chi con il cono, chi con la coppetta. In particolare dal mio tavolino, su cui ho posato il cellulare (siedo con la schiena ai castani, rivolto all’entrata principale), vedo uscire una ragazza bellissima, giovane forse giovanissima, io credo maggiorenne.
Gurardo dietro di me: anche altri posano gli occhi e gli sguardi come semi si gettano su di lei donna-terra, perché è già in tutto e per tutto una donna.

Passano pochi istanti e già si dirige verso l’auto sicché ne vediamo brandelli di pelle coperti da una maglietta di un verde tenue.

Al caffè Firenze è un continuo abbracciarsi e salutarsi fra conoscenti che si incontrano proprio qui, dove solo io paio straniero, ma non lo sono davvero.
Bevo un caffè e la proprietaria ringrazia un’anziana signora con cui parla in italiano prima di tornare a sedersi nella panchetta fianco l’entrata.
Il marito gira e rigira a pulire i tavoli e la distoglie dal suo riposo mostrandole un tavolo che vuole ordinare.
Ma non c’è fretta al caffè Firenze perché sono passati tanti anni anche qui e gli anni pesano, il corpo cede lentamente, le membra rispondono meno, qualcuno aspetta ma viene salutato con grande calore e io vedo arrivare un treno, la ferrovia poco oltre la strada, ed oltre ancora quasi quasi vedo il mare.
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